[{"content":"Con un certo ritardo mi premuro di annunciare che quest\u0026rsquo;anno sarò ospite di Lucca Comics \u0026amp; Games 2023 e parteciperò a tre panel organizzati dall\u0026rsquo;Associazione Culturale Eva Impact e da Distopia Evangelion.\nCopincollo il programma degli incontri dal sito web di Distopia Eva:\nSabato 1 novembre, ore 13:30 Evangelion – 30 anni e lode! Tre decenni all’insegna di un’opera che ha segnato la storia dell’animazione giapponese Ripercorriamo insieme i 30 anni di vita di Evangelion, uno dei franchise più d’impatto mai creati, a partire dalla messa in onda del primo storico episodio il 4 ottobre 1995 fino a oggi, con lo sguardo rivolto al futuro del brand, in un panel che si terrà sabato 1° novembre 2025 alle ore 13:30 presso la Sala Incontri Japan (Japan Town, Polo Fiere).\nRelatori: Ilaria Azzurra Caiazza (EVA IMPACT), Matteo Caronna (Terre Illustrate), Marcello Fiano (Distopia Evangelion) e Filippo Petrucci (Distopia Evangelion).\nVisita la pagina dedicata a Evangelion – 30 anni e lode! (Lucca Comics \u0026amp; Games 2025).\nDomenica 2 novembre, ore 11:00 FLCL – 25 anni dopo la nuova animazione digitale. Il sorprendente esordio alla regia di Kazuya Tsurumaki Nel 2000 Kazuya Tsurumaki esordì alla regia con FLCL, un OVA di 6 episodi, che segnò una rottura rispetto alla tradizione, in pieno stile Gainax. Qual è l’eredità di quest’opera, dopo sequel controversi e la fine dello studio presso cui è stato realizzato? Lo scopriremo nel panel che si terrà domenica 2 novembre 2025 alle ore 11:00 presso la Sala Incontri Japan (Japan Town, Polo Fiere).\nRelatori: Ilaria Azzurra Caiazza (EVA IMPACT), Matteo Caronna (Terre Illustrate), Marcello Fiano (Distopia Evangelion) e Filippo Petrucci (Distopia Evangelion).\nVisita la pagina dedicata a FLCL – 25 anni dopo la nuova animazione digitale (Lucca Comics \u0026amp; Games 2025).\nDomenica 2 novembre, ore 12:00 Gundam GQuuuuuuX – Un incrocio di sogni. Il Mobile Suit di Sunrise secondo Khara Il 2025 ha visto l’inedita collaborazione dello Studio Khara con Sunrise per la realizzazione di Gundam GQuuuuuuX, una particolare serie del franchise di Gundam: analizziamo l’opera del regista Tsurumaki, dello sceneggiatore Enokido e del mecha designer Yamashita (con lo zampino di Hideaki Anno) nel panel che si terrà domenica 2 novembre 2025 alle ore 12:00 presso la Sala Incontri Japan (Japan Town, Polo Fiere).\nRelatori: Ilaria Azzurra Caiazza (EVA IMPACT), Matteo Caronna (Terre Illustrate), Marcello Fiano (Distopia Evangelion), Filippo Petrucci (Distopia Evangelion) e Italo Scanniello (Anime Tea Time).\nVisita la pagina dedicata a Gundam GQuuuuuuX – Un incrocio di sogni (Lucca Comics \u0026amp; Games 2025).\nTerre Illustrate è anche su Telegram.\n","date":"2025-10-30T00:00:00Z","image":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/06lucca-2025/eva30lucca_hu_49322862800aec14.jpg","permalink":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/06lucca-2025/","title":"Gli incontri di Lucca Comics 2025 a cui parteciperò"},{"content":"\n欠片 kakera è una parola giapponese che significa \u0026ldquo;frammento\u0026rdquo;. Sotto questo tag raccolgo brevi riflessioni e appunti veloci su temi, autori e opere che credo possano essere interessanti da condividere. Si tratta per lo più di intuizioni e opinioni non strutturate, senza una vera e propria ricerca dietro, che potrebbero confluire in un articolo futuro.\nIn questi giorni sto centellinando la lettura del secondo volume di Sabu e Ichi - Memorie di due detective dell\u0026rsquo;epoca Edo di Shōtarō Ishinomori edito da Hikari Edizioni e mi sta davvero colpendo in positivo. In attesa di scrivere qualcosa di più lungo sull\u0026rsquo;opera ho pensato quindi di dedicargli qualche riga qui sul metablog perché ho paura che sia un titolo che sta passando piuttosto inosservato.\nSabu e Ichi è un manga che fa la sua prima apparizione nel 1966 sul settimanale Shōnen Sunday di Shogakukan ma si sposta nel 1968 sulla rivista bimensile Big Comic dello stesso editore, la prima di target shōnen e la seconda seinen. Il passaggio da un target all\u0026rsquo;altro dà modo a Ishinomori di sperimentare con un\u0026rsquo;estetica diversa e dei temi più audaci, coniugando il suo stile tipico con alcune influenze che sembrano venire da un certo tipo di gekiga. Nello specifico non si sta parlando del gekiga di autori come Yoshiharu Tsuge o Yoshihiro Tatsumi, ma della corrente di disegno realistico che si era affermata negli anni \u0026lsquo;60 di cui erano esponenti autori come Ippei Kuri o Noburo Kawasaki e che ha influenzato alcune trasposizioni animate, come quella di Tiger Mask (Uomo Tigre in Italia). In quello stesso decennio nella letteratura giapponese aveva fatto la sua apparizione anche un\u0026rsquo;evoluzione del genere detective story che dava ampio spazio a tematiche sociali riducendo l\u0026rsquo;attenzione sulle dinamiche dei delitti per inquadrarli invece in un contesto più ampio e realistico. Tendenza che ha avuto, a mio parere, una certa influenza su Sabu e Ichi.\nIl volume due da quasi 500 pagine dell\u0026rsquo;edizione Hikari ci catapulta in questa seconda incarnazione della serie che segna quindi uno stacco notevole rispetto alla precedente. Con le prime storie di stampo shōnen, comunque molto interessanti e piacevoli da leggere, Ishinomori sembra ancora alla ricerca della voce più appropriata per raccontare le vicende di Sabu e Ichi. Ricerca che invece qui giunge finalmente al suo termine, tanto che, a chi dovesse essere indeciso se buttarsi o meno sul manga (sono 9 volumi di circa 450 pagine l\u0026rsquo;uno venduti a 14,90 €), consiglierei di farsi un\u0026rsquo;idea partendo da questo volume due per recuperare eventualmente il precedente in un secondo momento. Al livello narrativo non c\u0026rsquo;è nulla da perdere trattandosi di una serie composta da racconti autoconclusivi.\nSabu e Ichi ha per protagonisti un giovane investigatore che impugna un jitte e un anziano e abile spadaccino cieco, ispirato al personaggio letterario Zatōichi, che vive facendo il massaggiatore. La serie è un dramma storico ambientato nel periodo Edo e vede Sabu e Ichi indagare sugli omicidi che avvengono in ciascun racconto.\nLe storie si aprono con tavole che riproducono stampe ukiyo-e o illustrazioni ispirate a quello stile integrando le vicende raccontate con l\u0026rsquo;arte del periodo rappresentato. Nel seguire lo scorrere delle pagine e il montaggio delle vignette, i disegni di Ishinomori sembrano quasi emergere dalle stampe ukiyo-e o, al contrario, queste ultime sembrano infiltrarsi tra le pieghe del suo stile. Probabilmente proprio per l\u0026rsquo;influenza che si diceva dalla letteratura dell’epoca, in Sabu e Ichi la rappresentazione del periodo Edo è un aspetto importante del manga e passa sia per il lato grafico sia per quello narrativo. In merito al secondo è importante infatti notare un certo disinteresse per la creazione di meccanismi intricati o la messinscena di escamotage brillanti: in quel che Ishinomori presenta al lettore gli indizi sono pochi e sottili, non ci sono depistaggi e le indagini avvengono spesso fuoriscena. Tra le pagine di Sabu e Ichi assistiamo invece a piccole conversazioni quotidiane tra i due personaggi che evolvono in riflessioni sul periodo storico in cui vivono, sui problemi e le tradizioni della società giapponese dell\u0026rsquo;epoca. Apparentemente fini a sé stesse, sono proprio queste riflessioni a guidare il lettore verso la verità dietro gli omicidi.\nIl tempo è un elemento importante del manga. Le storie catturano un\u0026rsquo;atmosfera placida e si svolgono con un ritmo pacato, quasi statico: Sabu e Ichi giocano a shōgi o passeggiano mentre conversano dei recenti avvenimenti, senza una particolare urgenza emotiva che li spinga a risolvere i casi in fretta. Piuttosto Ishinomori cerca di catturare il senso di un dato luogo in un preciso momento: il susseguirsi delle stagioni, le strade della città durante una festa, le giornate di pioggia e i pescatori nel fiume Sumida. Sotto questo aspetto si può dire che Sabu e Ichi non riprenda dalle stampe ukiyo-e solo un\u0026rsquo;estetica ma anche l\u0026rsquo;idea dell\u0026rsquo;arte come rappresentazione di un momento del mondo terreno destinato a scomparire nel flusso del tempo, seppur qui ci si ritrovi davanti a un\u0026rsquo;immagine storicizzata (perché viene dal passato) e non contemporanea. Non a caso, un tema ricorrente dell’opera e ripreso dalla letteratura giapponese classica è quello dell\u0026rsquo;impermanenza di tutte le cose, dello scorrere senza fine del tempo, che viene spesso fuori nelle riflessioni di Ichi, la cui differenza di età con Sabu in qualche modo diviene un altro simbolo della dimensione temporale che pervade queste storie. Tendenza invece moderna, per l\u0026rsquo;epoca in cui sono scritte, si direbbe quella di calare in un contesto storico di questo tipo delle vicende che sembrano rimandare vagamente a temi come quelli del conflitto di classe e della corruzione politica, forse un\u0026rsquo;influenza di Shirato Sanpei o del clima di forte impegno politico che avvolgeva il Giappone della fine degli anni \u0026lsquo;60.\nIn generale, la rappresentazione del tempo è una caratteristica prominente dei manga di Ishinomori, che ha lasciato un’impronta nella storia del fumetto giapponese per il modo con cui ha adattato su carta le tecniche di montaggio del cinema. Ishinomori si ispira però anche alla poesia nell\u0026rsquo;uso di simbolismi e immagini ricorrenti che guidano l\u0026rsquo;esperienza emotiva del lettore. Entrambi questi aspetti fioriscono in Sabu e Ichi, le cui semplici scene di conversazione sono ravvivate dall\u0026rsquo;uso di inquadrature dalla composizione audace, transizioni sperimentali e metafore visive. Questi elementi, più che fare da contorno, arricchiscono le storie con delle immagini che restituiscono un senso più profondo e dinamico di quanto narrato.\nLeggere questo secondo volume di Sabu e Ichi mi ha fatto davvero comprendere il motivo per cui questa serie venga annoverata tra le più importanti di Shōtarō Ishinomori, autore di cui in Occidente, come lettori e soprattutto come critici, abbiamo solo iniziato a esplorare la superficie. Non vedo l\u0026rsquo;ora di vedere come si evolverà la serie e lo stile del suo autore, sperando di poter vedere un giorno anche la traduzione del suo altro capolavoro di stampo storico: Sandarabocchi.\nSe ti è piaciuto questo scritto e vuoi supportare Terre Illustrate, puoi acquistare il fumetto di cui si è parlato a questo link o fare una donazione alla mia pagina Ko-fi. Qui trovi anche tutti gli altri modi di sostenere Terre Illustrate.\nTerre Illustrate è anche su Telegram.\n","date":"2024-12-15T00:00:00Z","image":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/05una-introduzione-a-sabu-e-ichi/01sabuichi_hu_d5d8e6fd8114cd04.jpg","permalink":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/05una-introduzione-a-sabu-e-ichi/","title":"Una breve introduzione a Sabu e Ichi di Shōtarō Ishinomori [Kakera]"},{"content":"Quest\u0026rsquo;anno sarò ospite del Napoli Comicon 2024 e parteciperò a un panel organizzato dall\u0026rsquo;Associazione Culturale Eva Impact.\nOrmai è il terzo anno di seguito che aggiungo la mia voce a quella di Filippo e Ilaria durante i panel di Eva Impact al Napoli Comicon e mi sono reso conto di star tracciando involontariamente un percorso tematico che lega tutti i miei interventi. Anche quest\u0026rsquo;anno, infatti, proverò a scavare per portare alla luce alcuni dei meccanismi postmoderni che muovono le opere dirette da Hideaki Anno, stavolta concentrandomi sull\u0026rsquo;utilizzo, il riutilizzo e la riscrittura delle musiche nei suoi ultimi film.\nUna settimana fa rivedevo Shin Kamen Rider per la terza volta e ne rimanevo finalmente folgorato. Sono giorni quindi che, per prepararmi al Napoli Comicon, ascolto e riascolto le colonne sonore di Shin Godzilla, Shin Ultraman e Shin Kamen Rider, preso da illuminazioni e intuizioni a cui proverò a dare una prima forma grezza domani durante il panel.\nSe siete interessati all\u0026rsquo;argomento e a quel che abbiamo da dire su di esso, non mancate!\nCopincollo tutte le informazioni sull\u0026rsquo;incontro dal sito web di Eva Impact:\nVenerdì 26 aprile, ore 12:00 L’istante, i pensieri, l’armonia - L’importanza della musica nelle opere della Gainax, della Khara e di Hideaki Anno Nel panel di EVA IMPACT che si terrà venerdì 26 aprile 2024 alle ore 12:00 presso la Sala Meeting Hiroba (Asian Village) si analizzerà la perfetta fusione tra musica, animazione e cinema da Nadia – Il mistero della pietra azzurra a Evangelion a Shin Godzilla. Interverranno Ilaria Azzurra Caiazza (EVA IMPACT), Matteo Caronna (Terre Illustrate), Filippo Petrucci (Distopia Evangelion).\n","date":"2024-04-25T11:00:00+01:00","image":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/04panel-napoli-comicon-2024/napoli-comicon-2024_hu_3e69ccd03ea8e3ae.jpg","permalink":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/04panel-napoli-comicon-2024/","title":"Panel Napoli Comicon 2024 [Notizie]"},{"content":"\nQuesto meta-articolo fa riferimento al seguente articolo di Terre Illustrate: Hard boiled, ma con un cuore d\u0026rsquo;oro - Il Lupin III di Hayao Miyazaki pt. 1 di 3.\nIniziamo dalla fine: il titolo. Tanto inutile ai fini dell\u0026rsquo;articolo quanto fondamentale per la sua diffusione, ogni titolo è sempre un azzardo, e lo è ancora di più se scegli di tenere le parole di maggior richiamo (\u0026ldquo;Lupin III\u0026rdquo;, \u0026ldquo;Hayao Miyazaki\u0026rdquo;) in fondo e di mettere in primo piano brevi frasi evocative. Per quanto riguarda il titolo di questi articoli, la motivazione è stata principalmente estetica: trovo che questa struttura abbia una certa eleganza che rende li rende più memorabili. Oltre all\u0026rsquo;azzardo, però, questa scelta presenta un altro inconveniente: mi obbliga a dover ragionare sul titolo più di quanto vorrei fare, o di accontentarmi di uno che non mi soddisfa pienamente, come in questo caso. Inizialmente Il Lupin di Hayao Miyazaki non era stato pensato per essere una serie di articoli ma come un unico articolo che coprisse l\u0026rsquo;argomento nella sua interezza (prima serie, Cagliostro e seconda serie). Il titolo, adesso assegnato alla terza e conclusiva parte, doveva essere Diventare un fantasma. Invece, riassumendola in poche parole, si potrebbe dire che l\u0026rsquo;articolo mi sia esploso in mano: non solo si stava rivelando molto più lungo e tedioso del preventivato, ma mi stava anche costringendo a rimandare l\u0026rsquo;apertura del nuovo sito di Terre Illustrate più di quanto fossi disposto a fare. Decisomi quindi a dividere il lavoro in tre parti, mi sono ritrovato con il compito ingrato di dover ideare altri due titoli che fossero all\u0026rsquo;altezza di Diventare un fantasma, che trovo non solo molto evocativo ma anche particolarmente efficace. Ecco quindi da dove viene Hard boiled, ma con un cuore d\u0026rsquo;oro, titolo nato nel tentativo di riassumere le due anime della prima serie di Lupin III in una breve catchphrase. Spero di riuscire a fare un lavoro migliore con il titolo del secondo articolo (che, nel momento in cui vi scrivo, è indicato provvisoriamente come Il signor ladro nell\u0026rsquo;indice).\nTolte di mezzo le faccende che probabilmente interessano solo a me, passiamo all\u0026rsquo;articolo vero e proprio.\nLa nascita dell\u0026rsquo;articolo L\u0026rsquo;idea di scrivere del Lupin III di Hayao Miyazaki ronzava da anni nella mia testa, sin da quando ero venuto a conoscenza di alcuni dietro le quinte che riguardano i gli episodi 145 e 155 di Lupin III Part 2 e dell\u0026rsquo;opinione di Miyazaki su questa serie. Ho deciso però di dedicarmi alla scrittura di questi articoli solo dopo essere giunto a quella che, secondo me, è l\u0026rsquo;essenza del percorso del Lupin di Miyazaki. Per questo, pur avendo una forte base di ricerca storica, vorrei che fosse chiaro che questi articoli sono anche il tentativo di argomentare quella che è la mia interpretazione di queste opere: Diventare un fantasma non è solo un titolo che suona bene, è anche il manifesto che sintetizza in tre parole l\u0026rsquo;essenza del Lupin di Miyazaki.\nDetto questo, Lupin III Part 1, con la sua produzione travagliata e confusionaria e la presenza di Isao Takahata ad affiancare un Miyazaki ancora alle prime armi, si prestava molto di più a una ricostruzione storica affiancata da un\u0026rsquo;analisi che seguisse il procedere degli episodi e ter questo ho deciso di procedere in questa direzione per questo primo articolo.\nNon posso negare, inoltre, che il lavoro di Matteo Watzky sul suo blog Animétudes abbia avuto un\u0026rsquo;influenza profonda sulla scrittura di questo articolo (e dei miei futuri articoli in generale) spingendomi ad applicare al lavoro di ricerca storica un rigore che in precedenza avevo solo sfiorato. Ecco perché l\u0026rsquo;articolo presenta una bibliografia, una sitografia e un infinito, e a tratti forse troppo pedante, apparato di note. Ho cercato di raccogliere e verificare ogni informazione usando la fonte originale, anche a costo di dovermi procurare diversi libri dal mercato dell\u0026rsquo;usato giapponese. La difficoltà di questo lavoro non consiste solo nel recuperare materialmente queste fonti, ma anche nello scoprire che esistono: non essendoci nessun elenco ufficiale di tutti libri su Lupin III e Hayao Miyazaki pubblicati e delle informazioni in essi contenuti, parte del lavoro di ricerca consiste anche nel venire a conoscenza dell\u0026rsquo;esistenza di questo o quel volume, cercando inoltre di capire cosa valga la pena di recuperare e cosa invece scartare. Wikipedia giapponese, Amazon JP e i blog dei fan sono di grande aiuto ma hanno anche i loro limiti, soprattutto se si tratta di materiale pubblicato prima dell\u0026rsquo;avvento di internet, e alla fine si finisce spesso a navigare a vista. Per questo credo che l\u0026rsquo;articolo abbia un valore anche solo per la bibliografia e sitografia fornita: da adesso in avanti, chiunque altro dovesse cimentarsi in una ricerca sull\u0026rsquo;argomento potrà partire dai testi che ho raggruppato ed eventualmente contattarmi per saperne di più.\nChe ci si fa con le fonti? Naturalmente una volta raccolte le fonti e le informazioni in esse contenute il lavoro non è finito: bisogna metterle in discussione e in relazione tra loro per tirarne fuori una ricostruzione dei fatti decente. Quando si trattano argomenti complessi e ci si giostra tra molte fonti non sempre è possibile assemblare il risultato in maniera lineare. Per esempio, l\u0026rsquo;intervista a Masaaki Ōsumi presente nel volume THE Rupan Sansei FILES mi ha dato più di un grattacapo. L\u0026rsquo;autore dell\u0026rsquo;articolo ha infatti scelto di non optare per una semplice trascrizione di quanto lui e il regista si sono detti ma di raccontare il loro incontro usando una narrazione che alterna discorsi diretti e indiretti, riflessioni personali e alcune vicende che riguardano entrambi. L\u0026rsquo;articolo è sicuramente piacevole da leggere e offre un ritratto di Ōsumi inedito, ma è anche difficile da usare come fonte rispetto a una normale intervista: nel caso dei fatti e delle osservazioni riportate fuori dal discorso diretto non è infatti chiaro se la fonte sia Ōsumi o l\u0026rsquo;autore dell\u0026rsquo;articolo stesso. Per esempio, l\u0026rsquo;informazione che Miyazaki avrebbe proposto la gag del guantone da boxe per l\u0026rsquo;episodio 9 ricade proprio in questo caso. C\u0026rsquo;è un motivo, quindi, se ho specificato che potrebbe non essere attendibile pur decidendo di includenderla lo stesso: sappiamo con certezza che Ōsumi non era presente durante quel momento della produzione della serie, quindi se fosse lui la fonte potrebbe trattarsi di una sua invenzione o di una cosa che gli è stata raccontata da terzi, ma se la fonte dovesse essere invece l\u0026rsquo;autore, che anni prima aveva realizzato lui stesso un libro sulla produzione della prima serie, potrebbe paradossalmente avere una sua maggiore attendibilità.\nUn problema simile ma ben più complesso l\u0026rsquo;ho dovuto affrontare nello stabilire con precisione a che punto della produzione Ōsumi se ne sia andato e sia stato sostituito da Miyazaki e Takahata. Nell\u0026rsquo;intervista appena menzionata, e sempre fuori dal discorso diretto, viene detto che Ōsumi avrebbe lasciato la serie dopo aver portato a termine i primi tre episodi. Ōtsuka però non sembrava dello stesso avviso: nel suo libro autobiografico Sakuga ase mamire raccontava che l\u0026rsquo;ultima e più urgente delle riunioni che avrebbero portato al cambio di direzione della serie, e quindi di riflesso all\u0026rsquo;abbandono di Ōsumi, si sarebbe tenuta dopo la messa in onda del quinto episodio. Qui entra in gioco un altro fattore da tenere a mente: anche quando sono precise nel riportare i fatti, le fonti non sono da considerare infallibili e intoccabili. A volte la memoria di chi racconta la propria esperienza può giocare un brutto scherzo, a volte possono esserci stati degli errori di battitura e così via. Per questo è importante scavare il più possibile, confrontare diverse versioni e fare qualche ipotesi. Lo stesso Ōtsuka contraddice questa sua versione dei fatti nell\u0026rsquo;intervista presente nel volume Rupan Sansei PART1 e-konte shuu in cui afferma che Miyazaki e Takahata si sarebbero fatti carico degli storyboard a partire dal quinto episodio. Secondo questa versione, quindi, la riunione che avrebbe portato all\u0026rsquo;abbandono di Ōsumi e all\u0026rsquo;arrivo di Miyazaki e Takahata si sarebbe svolta prima della messa in onda dell\u0026rsquo;episodio e non dopo. Visto quanto è recente quest\u0026rsquo;ultima intervista tenderei a fidarmi di più della sua testimonianza precedente in quanto \u0026ldquo;più fresca\u0026rdquo; (Sakuga ase mamire raccoglie articoli pubblicati su Animage negli anni \u0026lsquo;80), ma ho deciso di non farlo dopo averla confrontata con le altre informazioni a mia disposizione.\nOltre a queste testimonianze, decisivo per l\u0026rsquo;articolo è stato infatti studiare i crediti della serie. Sulle pagine wikipedia in italiano e in inglese della serie, oltre che in tantissimi articoli online e non, è sempre stato riportato con una certa precisione che Ōsumi sarebbe da considerarsi regista dei primi sette episodi, oltre che del nono e del dodicesimo. Un\u0026rsquo;informazione così verosimile e diffusa che ormai persino io la davo per scontato. Immaginate quindi la mia sorpresa quando, per scrupolo, decisi di analizzare i crediti delle sigle giapponesi di apertura e chiusura scoprendo che nessun regista è ufficialmente accreditato per gli episodi dal quarto al quindicesimo, nono escluso. La cosa mi sconvolse così tanto da spingermi a chiedere aiuto su Twitter per capire se mi stava sfuggendo qualcosa. Non solo non mi stava sfuggendo niente, ma ebbi anche il piacere di ricevere una risposta da un noto esperto giapponese di Lupin III (nonché autore di una delle interviste presenti in sitografia). Stando così le cose, ho ipotizzato che la rimozione del nome di Ōsumi dai crediti debba essere avvenuta in seguito al suo abbandono dopo il completamento del terzo episodio, confermando quindi la versione dei fatti della sua intervista e dell\u0026rsquo;intervista a Ōtsuka dal libro sugli storyboard. Intuizione che ho esteso anche alle mie brevi analisi delle sigle d\u0026rsquo;apertura della serie, inizialmente non previste e venute fuori mentre ragionavo su questa evoluzione dei crediti.\nConclusioni Ovviamente il rigore usato non significa che il mio articolo sia perfetto e che vada preso come verità assoluta. Nessun lavoro storico è definitivo o esente da difetti, ma è sempre il frutto più o meno riuscito di azzardi e ipotesi. Potrei essermi perso delle fonti che presentano una versione diversa dei fatti, così come potrei aver interpretato male alcune di quelle che ho effettivamente usato. Potrebbero inoltre esserci informazioni, testimonianze e documenti che non sono ancora venuti a galla. Anche all\u0026rsquo;interno dello stesso testo ho cercato di rendere chiare eventuali mie incertezze e dubbi per rendere evidente che nessuna ricerca storica è un punto definitivo. Questo è il motivo per cui considero bibliografia, sitografia, note e questo articolo molto importanti: così che possiate facilmente ricostruire il lavoro che ho fatto, capire da dove vengono le cose che dico ed eventualmente usare in futuro tutto questo come base per realizzare qualcosa di migliore.\nInfine, oltre ai possibili errori commessi, ci sono aspetti dell\u0026rsquo;articolo che avrei voluto poter trattare meglio ma che ho dovuto frenare per via dei limiti delle mie capacità. Mi riferisco in questo caso all\u0026rsquo;analisi degli episodi e al tentativo di riconoscere la mano dietro ciascun aspetto di essi. Su un piano tematico e narrativo credo di aver fatto un buon lavoro, così come credo sia accettabile la mia analisi dei cambiamenti più generali nella regia della serie. Per quel che riguarda le animazioni e il disegno, invece, avrei preferito poter fare di più. Nelle pratiche della community \u0026ldquo;Sakuga\u0026rdquo;, ovvero di quella community di appassionati che si occupa di riconoscere e studiare il lavoro degli animatori del panorama giapponese, sono un novizio e mi mancano sia l\u0026rsquo;occhio che il vocabolario per potermi occupare serenamente della cosa, per questo sono stato meno audace nelle analisi delle animazioni rispetto al resto del lavoro fatto. Ritengo comunque di aver dato un buono spazio all\u0026rsquo;aspetto tecnico della serie, soprattutto nel sottolineare la differenza nelle animazioni e nella regia tra la prima e la seconda metà di Part 1. Inoltre, proprio Matteo Watzky mi ha fatto giustamente notare che avrei potuto sfruttare meglio il libro sugli storyboard, cosa che non ho fatto per lo stesso motivo. Sento comunque di essere riuscito a ovviare un po\u0026rsquo; a questa mancanza con la fotografia presa da Sakuga ase mamire e la relativa didascalia in cui riassumo in che modo secondo Ōtsuka gli storyboard di Miyazaki si distinguono dagli altri e influenzano l\u0026rsquo;intera produzione di un episodio.\nCon questo meta-articolo non credo di aver esaurito tutti i dietro le quinte dell\u0026rsquo;articolo principale, ma spero di essere riuscito a dare almeno un\u0026rsquo;idea del lavoro che c\u0026rsquo;è dietro e di aver arricchito l\u0026rsquo;esperienza di lettura di questa prima parte della serie sul Lupin III di Hayao Miyazaki.\nSe avete domande e osservazioni, o semplicemente volete saperne di più, vi rimando alla live che si terrà sul mio canale Twitch il 18 Dicembre 2023 alle 21:30 in cui svelerò alcune succose curiosità e vi mostrerò i materiali che ho usato per le ricerche di questo primo articolo.\nSe hai apprezzato l\u0026rsquo;articolo e vuoi supportarmi, puoi fare una donazione alla mia pagina ko-fi. Qui trovi anche tutti gli altri modi per supportarmi.\nGli altri articoli di questa serie Hard boiled, ma con un cuore d’oro - Il Lupin III di Hayao Miyazaki pt. 1 di 3 [Metablog] Ragionamenti su “Il Lupin III di Hayao Miyazaki\u0026quot; pt. 1 [Live] Il fratello di Pycal, gli episodi scartati e i materiali della prima serie di Lupin III (in arrivo) Il signor ladro - Il Lupin III di Hayao Miyazaki pt. 2 di 3 (in arrivo) [Live] Prequel e sequel de Lupin III: Il castello di Cagliostro (in arrivo) Diventare un fantasma - Il Lupin III di Hayao Miyazaki pt. 3 di 3 (in arrivo) [Metablog] Ragionamenti su “Il Lupin III di Hayao Miyazaki\u0026quot; pt. 2 (in arrivo) [Metablog] Curiosità sul Lupin III di Miyazaki (in arrivo) ","date":"2023-12-11T23:50:00+01:00","image":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/03ragionamenti-sul-lupin-di-miyazaki-pt1/03-Ragionamenti-sul-Lupin-di-Miyazaki-pt1_hu_72c06f70fe1f9514.jpg","permalink":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/03ragionamenti-sul-lupin-di-miyazaki-pt1/","title":"Ragionamenti su \"Il Lupin di Hayao Miyazaki\" pt. 1 [Meta-articolo]"},{"content":"\nIn questi giorni si sta discutendo molto dei manga annunciati a Lucca Comics \u0026amp; Games dalle case editrici italiane. In tanti si stanno giustamente lamentando del trattamento riservato ai manga per un pubblico femminile (shōjo e josei), non solo annunciati in minor quantità ma anche introdotti sempre da preamboli che danno l\u0026rsquo;impressione che la loro presenza sul mercato abbia bisogno di una giustificazione che compensi un qualche loro peccato originale. Queste proteste sono andate in contro a una reazione dura da parte di una porzione molto rumorosa di lettori che si è prodigata a discolpare l\u0026rsquo;attuale status quo invocando le leggi del libero mercato e invitando la parte opposta ad abbandonare le etichette e a diventare lettori onnivori.\nSulla questione \u0026ldquo;libero mercato\u0026rdquo; non voglio soffermarmi molto, mi limito a evidenziare l\u0026rsquo;ingenuità con cui si attribuisce una certa infallibilità alle case editrici che stando a questi discorsi avrebbero messo da tempo in moto dei meccanismi perfetti di scelta e promozione dei titoli con cui massimizzare i guadagni a breve e lungo termine. Invece, le case editrici, come la maggior parte delle aziende in generale, sbagliano spesso e volentieri, perché dietro ogni loro scelta ci sono persone in carne e ossa soggette a bias, punti ciechi, pressioni che non possono controllare e tanti altri fattori non per forza razionali. L\u0026rsquo;assunto \u0026ldquo;ne pubblicano pochi perché vendono e venderebbero poco\u0026rdquo; sottintende inoltre una parità di condizioni nella competizione alle vendite tra questi titoli appartenenti a categorie diverse, ma basta guardarci un po\u0026rsquo; intorno per notare che di partenza i titoli shōjo e josei non vengono trattati allo stesso modo, stroncando sul nascere qualsiasi potenziale crescita. Le campagne di marketing da parte delle case editrici per questi titoli sono pressoché nulle, così come lo sono sono la varietà delle licenze e i rischi che le case editrici si prendono con esse. L\u0026rsquo;ingresso negli ultimi anni di case editrici come Coconino con la sua Doku o di Dokusho con le sue light novel ha dimostrato come la cura nella scelta delle licenze, nella costruzione delle edizioni e nel linguaggio pubblicitario mista alla volontà di prendersi dei rischi possa dare risultati completamente inaspettati, portando al successo di autori, generi e forme artistiche che non solo la maggior parte di noi considerava invendibili ma che già in passato in contesti e in mani differenti avevano dato scarsi risultati. Perché questo non dovrebbe poter accadere anche con i titoli shōjo e josei? Il mercato è in continuo cambiamento, accettare tendenze attuali o passate come verità assolute da cui non si può scappare non ha senso.\nDetto questo, arriviamo a quella che ho deciso di chiamare, non senza una punta di ironia, \u0026ldquo;la tesi del lettore onnivoro\u0026rdquo;. Quando si parla del diverso trattamento riservato ai manga shōjo e josei si incappa spesso da parte di chi sminuisce il problema in inviti ad allargare i propri orizzonti, a lasciarsi indietro qualsiasi etichetta e ad abbracciare letture di ogni tipo, propugnando una sorta di superiorità quasi morale del \u0026ldquo;lettore onnivoro\u0026rdquo; rispetto ad altri tipi di lettori. Fermo restando che io sia il primo a credere che sarebbe bello se chiunque ogni tanto cercasse di uscire dalle proprie abitudini di lettore (e non solo) per sperimentare punti di vista diversi e nuovi, rimango anche dell\u0026rsquo;opinione che quello della lettura sia un mondo estremamente personale in cui ognuno segue un proprio percorso alla ricerca di opere e voci che gli sono affini, che riflettano non solo i suoi gusti ma anche le sue esperienze di vita, la sua sensibilità, il suo retaggio culturale e i suoi stati d\u0026rsquo;animo. Questa idea del lettore di manga \u0026ldquo;onnivoro\u0026rdquo; si basa spesso sia su un\u0026rsquo;idea un po\u0026rsquo; viziata della lettura, vista come una competizione in cui c\u0026rsquo;è chi sta sopra ad altri per via di ciò che legge, sia sulla convinzione che i manga vengano creati in una sorta di vuoto privo di influenze e che i target siano etichette che gli vengono appiccicate a posteriori per motivi esterni. È indubbio: i target non sono generi narrativi, o perlomeno non ci sono corrispondenze nette tra le narrazioni che chiamiamo \u0026ldquo;di genere\u0026rdquo;\u0026quot; e i target. Le storie d\u0026rsquo;azione, di fantascienza, romantiche, slice of life e così via possono essere sia shōjo che shōnen, sia seinen che josei. Questo non toglie però che questi target non rappresentino unicamente un\u0026rsquo;etichetta posticcia ma siano invece anche indizi sul contesto culturale e commerciale in cui queste opere nascono. Andare a definire delle caratteristiche precise di questi target sarebbe deleterio e controproducente, perché negli anni sono stati soggetti a fluttuazioni, mutamenti ed espansioni, ma non c\u0026rsquo;è bisogno di arrivare a tanto per comprendere in che modo il contenuto di queste opere possa essere stato influenzato da questi contesti. Gli autori che pubblicano su una rivista con un certo target potrebbero essere stati scelti in base a determinati criteri, così come a sua volta questi autori potrebbero essersi proposti a quella rivista perché guardano ad altri autori del passato legati a essa. Gli editor poi, come ben dovremmo sapere ormai, esercitano un potere notevole sul processo creativo di ciascuna opera e questi ovviamente indirizzano l\u0026rsquo;autore verso la loro idea di ciò che il pubblico cerca, editor che vengono scelti a loro volta dalle riviste guardando alle loro affinità con le strade già battute o con le nuove strade che si vogliono intraprendere. Infine, non è raro che gli autori guardino ai propri colleghi per cercare ispirazione e per comprendere meglio come funzionano determinati meccanismi, nutrendosi quindi dei manga pubblicati in contemporanea sulla rivista su cui lavorano. Questo spiega perché certi stilemi narrativi, canoni grafici, punti di vista e sensibilità possono essere più comuni sotto un target piuttosto che sotto un altro. Ecco quindi che i target si rivelano non essere più semplici etichette, ma anche ombrelli sotto cui possono abitare determinati tipi di voci. La discriminazione nei confronti di alcuni di questi target ha pertanto come conseguenza la perdita delle voci specifiche che si nascondono sotto di essi. Ovviamente, quello dei target non è un sistema perfetto, la suddivisione tra pubblico maschile e pubblico femminile è, per esempio, percepita e applicata in maniera inutilmente rigida, ma è un qualcosa che si è andato formando negli anni in base agli usi e abitudini di autori, editori e lettori, senza nessuna decisione presa a tavolino. Non si tratta quindi di qualcosa che possiamo superare senza metterci in discussione o decidendo di far finta che non esista.\nChe alcune frange di lettori abbiano a cuore soprattutto le voci delle autrici legate al panorama shōjo e josei è normale. Chi sminuisce il problema invitando a essere onnivori e ad allargare i propri orizzonti è il primo a non rendersi conto dei propri bias, delle proprie inclinazioni e, spesso, della propria visione distorta del panorama editoriale. Se le etichette non danno nessuna reale indicazione del contenuto di un\u0026rsquo;opera, allora perché siamo ancora qui a parlare di manga? Quanti di questi lettori onnivori che leggono \u0026ldquo;sia shōjo che shōnen\u0026rdquo; vanno oltre il fumetto giapponese? Quanti invece sono interessati principalmente a quest\u0026rsquo;ultimo? Tanti di questi lettori di manga \u0026ldquo;onnivori\u0026rdquo; danno chance a shōnen e seinen di ogni tipo mentre guardano agli shōjo, ai josei, al resto del fumetto orientale e al fumetto occidentale esclusivamente per recuperare quelli che vengono considerati i capolavori o i grandi classici di quelle categorie (sempre se fanno almeno questo). Anche qui: non è una colpa, è normale! Ogni lettore ha la tendenza a specializzarsi in alcune categorie e a lasciarne indietro altre, con il tempo che ci è concesso su questa Terra è impossibile avere lo stesso livello di conoscenza e di padronanza di tutto. Questo succede non solo per i motivi di affinità elencati prima, ma anche perché il piacere stesso che può darci il fare esperienza di un\u0026rsquo;opera è influenzato dal grado di familiarità che abbiamo con il contesto da cui viene fuori. Un professore di letteratura giapponese avrà pertanto un tipo di esperienza di lettura con un romanzo giapponese diverso rispetto a quello che avrebbe con uno americano. Questo non significa che un professore di letteratura giapponese legga o debba leggere per tutta la sua vita solo romanzi giapponesi, ma semplicemente che è normale che ne legga molti di più! Questo stesso ragionamento si può allargare al fumetto, ai target dei manga, ma anche alle diverse forme d\u0026rsquo;arte di cui possiamo fare esperienza. Perché i paladini delle abitudini “onnivore” di lettura si fermano ai manga o alla lettura in generale? Se proprio bisogna andare dietro a questo ideale \u0026ldquo;onnivoro\u0026rdquo; non si dovrebbe forse includere anche le altre arti?\nAllarghiamo i nostri orizzonti, tutti quanti, ma non illudiamoci mai neanche per un secondo di avere una visione totale del mondo. E, come sempre, cerchiamo di non pensarci come migliori di altri solo perché leggiamo di più o \u0026ldquo;tutto\u0026rdquo;.\nChiudo con una piccola nota un po\u0026rsquo; più personale: ho sempre avuto l\u0026rsquo;impressione che chi cerca di conoscere tutto arrivi alla fine a non conoscere bene niente, ad avere una comprensione superficiale e soprattutto a non avere nulla di interessante da dire. Avere una conoscenza profonda in ambiti diversificati è possibile, ma non nel modo con cui cercano di vendercela molti influencer. Richiede passione, fatica e, soprattutto, di rinunciare a essere “onnivori” per un po’ di tempo, così da poter dedicare il giusto impegno a ciascun tema.\n","date":"2023-11-07T23:45:00+01:00","image":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/02al-di-l%C3%A0-dei-target/Al-di-l%C3%A0-dei-target_hu_907ea82306af3c5a.png","permalink":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/02al-di-l%C3%A0-dei-target/","title":"Al di là dei target - La tesi del lettore onnivoro [Appunti]"},{"content":"Quest\u0026rsquo;anno sarò ospite di Lucca Comics \u0026amp; Games 2023 e parteciperò a due panel organizzati dall\u0026rsquo;Associazione Culturale Eva Impact. Sarà la prima volta che salirò su un palco del Lucca Comics, avrei dovuto farlo anche l\u0026rsquo;anno scorso ma per motivi di salute dovetti rinunciare.\nCopincollo il programma degli incontri dal sito web di Eva Impact:\nSabato 4 novembre, ore 12:00 Un mondo che (non) finisce – Evangelion e Gridman Universe tra sekai-kei, animazione e tokusatsu La fine del mondo e i banchi di scuola, kyodai hero e mecha, Studio Gainax, Studio Khara e Studio Trigger. Se Evangelion è pesantemente influenzato, tra le tante cose, dalla passione del suo regista per le opere di stampo tokusatsu, il progetto Gridman Universe nasce proprio dalle ceneri di una vecchia serie tokusatsu. Tra i temi di isolamento e fuga dalla realtà, i rimandi visivi e i contatti nell’estetica, le affinità tra questi franchise sono molteplici, analizziamole in questo panel che si terrà sabato 4 novembre 2023 alle ore 12:00 presso la Sala Incontri Japan (Japan Town, Polo Fiere) con Ilaria Azzurra Caiazza (EVA IMPACT), Matteo Caronna (Terre Illustrate), Mario Pasqualini (Dimensione Fumetto) e Filippo Petrucci (Distopia Evangelion).\nVisita la pagina dedicata a Un mondo che (non) finisce (Lucca Comics \u0026amp; Games 2023).\nSabato 4 novembre, ore 15:00 Animering 2022/2023 – Da Urusei Yatsura a Trigun Stampede Dopo l’esordio nel 2019, torna al Lucca Comics \u0026amp; Games la sfida degli anime più chiacchierati degli ultimi anni, Animering 2022/2023! Nella retrospettiva di due anni molto particolari per l’animazione giapponese, segnata da successi mancati, ritorni in sordina e chiacchierate sorprese, che si terrà sabato 4 novembre 2023 alle ore 15:00 presso la Sala Incontri Japan (Japan Town, Polo Fiere), parleremo dei titoli più discussi sotto la lente degli esperti assieme a Ilaria Azzurra Caiazza (EVA IMPACT), Matteo Caronna (Terre Illustrate), Mario Pasqualini (Dimensione Fumetto) e Filippo Petrucci (Distopia Evangelion).\nVisita la pagina dedicata ad Animering 2022/2023 (Lucca Comics \u0026amp; Games 2023).\n","date":"2023-10-31T16:00:00+01:00","permalink":"https://metablog.terreillustrate.it/posts/01i-miei-incontri-di-lucca-2023/","title":"I miei incontri di Lucca 2023 [Notizie]"},{"content":"Il metablog di Terre Illustrate è uno sguardo dietro le quinte del sito principale: un diario personale, un archivio di materiale aggiuntivo, un luogo di condivisione e una bacheca per gli annunci.\nUna breve legenda delle rubriche del metablog:\nMeta-articoli: articoli in cui annoto riflessioni e parlo del lavoro che c\u0026rsquo;è dietro alcuni degli articoli di Terre Illustrate. 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